giovedì 19 settembre 2024

Estate da leggere tra terzo e quarto anno

Estate da leggere 

Cara terza che diventa quarta, pur stando fermi nelle nostre aule abbiamo fatto tanta strada insieme. Tra analisi poetiche e saggi, tra novelle piccanti, viaggi all’inferno e lacrime in versi,  la letteratura italiana fino alla fine del ‘300 non ha quasi più segreti. E’ ora di riprendere fiato, perché il “viaggio” della quarta sarà pieno di terre da scoprire. Vi lascio al regno dell’estate, purchè portiate un piccolo pegno, un paio di libri (e un taccuino da riempire di appunti…) con i quali ripartiremo a settembre.
Con il piacere di avervi conosciuto, il dispiacere di non vedervi per un po’, e la serena certezza che ci ritroveremo.

  1. Italo Calvino, Il cavaliere inesistente, Einaudi o Mondadori(ci serve quasi subito per il confronto con l’Orlando Furioso)
  1. Elsa Morante, L’isola di Arturo  (le isole del sud, un padre  misterioso, un bambino che cresce)


Lettura del primo giorno

Tema dell'anno: muoversi, camminare, andare

IL CAVALIERE DEL SECCHIO (Franz Kafka)




Consumato tutto il carbone; vuoto il secchio; inutile la pala; la stufa che respira aria gelida; la stanza gonfia di gelo; davanti alla finestra, gli alberi rigidi nella brina; il cielo, uno scudo d’argento contro chi cerca da lui un aiuto. Devo procurarmi del carbone; non posso certo morire congelato; dietro di me la stufa impietosa, impietoso il cielo davanti a me; perciò devo andare al trotto in mezzo a loro, e nel frattempo, cercare aiuto dal carbonaio. Questi però è ormai indurito contro le mie solite preghiere; devo dimostrargli con chiarezza che non ho più neppure la più piccola particella di carbone, e che dunque lui rappresenta per me il sole nel firmamento. Devo arrivare come il mendicante intenzionato a morire sulla soglia rantolando di fame, e al quale perciò la cuoca si decide a lasciare i fondi dell’ultimo caffè; similmente il carbonaio, pur schiumante di rabbia, ma sotto il raggio del comandamento "Non uccidere!", dovrà scaraventarmi nel secchio un’intera badilata.
Già il mio decollo sarà decisivo; e dunque mi metto a cavalcare sul secchio. Da cavaliere del secchio, la mano in alto sull’impugnatura, che è la briglia più semplice, scendo con difficoltà le curve della scala; quando però sono giù, il mio secchio allora sale splendido, splendido; i cammelli sdraiati bassi per terra, quando il bastone del padrone li incita, non si sollevano con maggiore eleganza. Trottando a velocità adeguata percorro le strade congelate; spesso mi sollevo fino all’altezza del primo piano; non scendo mai fino alle porte d’ingresso. E a straordinaria altezza mi libro sulle arcate della cantina del carbonaio, dove questi sta rannicchiato laggiù al suo tavolino scrivendo; per lasciar defluire l’eccessivo calore ha aperto la porta.
"Carbonaio!" grido con voce arsa e arrochita dal freddo, avvolto dalle nuvole di vapore del mio respiro, "per favore carbonaio, dammi un po’ di carbone. Il mio secchio ormai è tanto vuoto che ci posso cavalcare sopra. Sii buono. Appena posso te lo pago."
Il carbonaio mette la mano all’orecchio. "Ho sentito bene?" chiede da sopra la spalla a sua moglie, che lavora a maglia vicino alla stufa, "ho sentito bene? Ci sono clienti."
"Io non sento proprio niente", dice la donna, respirando tranquilla sopra i ferri, piacevolmente riscaldata sulla schiena.
"Oh sì", grido io, "sono un cliente, un vecchio cliente, un cliente fedele, solamente, per il momento impossibilitato a pagare."
"Moglie", dice il carbonaio, "è così, c’è proprio qualcuno; non posso ingannarmi fino a questo punto; dev’essere un vecchio, un vecchissimo cliente se sa toccarmi così profondamente il cuore."
"Che ti prende, marito?" chiede la donna, e riposandosi un attimo preme sul petto il suo lavoro a maglia, "non c’è proprio nessuno; il vicolo è vuoto; tutti i nostri clienti sono stati riforniti; potremmo anche chiudere il negozio per giorni interi e riposarci."
"Ma io sono qui, seduto sul secchio" grido, e lacrime insensibili di freddo mi velano lo sguardo, "per favore, guardate in su; mi troverete subito; vi prego, datemi una palata di carbone; e se me ne darete due, mi farete felice oltre misura. In fondo, tutti gli altri clienti sono riforniti. Ah, se lo sentissi già risuonare nel secchio!"
"Vengo", dice il carbonaio e con le sue gambe corte vorrebbe già salire le scale della cantina, ma la moglie gli è già vicina, lo ferma prendendogli il braccio e dice: "Resta qui. Se non la finisci con questa idea, salirò io stessa. Ricordati che tosse hai avuto stanotte. Per un affare, e per di più immaginario, dimentichi moglie e figli e metti in pericolo i tuoi polmoni. Vado io." "Allora però digli tutti i tipi di carbone che abbiamo in magazzino; io da sotto ti dirò i prezzi." "Va bene", dice la moglie, e sale nel vicolo. Naturalmente mi vede subito.
"Signora carbonaia", grido, "i miei saluti più devoti; solo una palata di carbone; subito qui nel secchio; me la porto a casa da solo; una palata del peggiore. Naturalmente la pago a prezzo intero, non subito però, non subito." Che suono di campane, nelle due parole "non subito", e come disorienta il loro mescolarsi con le campane serali che proprio ora cominciano a suonare dal vicino campanile.
"Allora, cosa vuole?" grida il carbonaio. "Niente", gli risponde la moglie, "non c’è nessuno; non vedo nessuno, non sento nessuno; solo hanno suonato le sei e noi chiudiamo il negozio. Il freddo è terribile; c’è da prevedere che domani avremo molto lavoro."
Non vede niente e non sente niente; però scioglie il grembiule e agitandolo cerca di soffiarmi via. Purtroppo ci riesce. Il mio secchio ha tutti i vantaggi di qualsiasi buon animale da cavalcare; ma non ha capacità di resistenza; è troppo leggero; basta il grembiule di una donna per cacciarlo a gambe levate.
"Cattiva!" le grido dietro, mentre lei, voltandosi verso il negozio, agita la mano in aria un po’ sprezzante, un po’ soddisfatta di se stessa, "cattiva! Ti ho chiesto una palata di carbone del peggiore e tu non me l’hai data." E dicendo così salgo nelle regioni delle montagne di ghiaccio e mi perdo per non tornare mai più.
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VEDI ALLA FINE DELLA LEZIONE SULLA LEGGEREZZA DI CALVINO IL RIFERIMENTO A QUESTO RACCONTO:
http://www.complit.illinois.edu/rrushing/440b/Percorso_files/Calvino-Leggerezza.pdf

mercoledì 18 settembre 2024

Dal Medioevo al Rinascimento, attraverso l'UMANESIMO


Parole chiave del medio evo:
Età di mezzo?
invasioni barbariche
feudalesimo
cattolicesimo
castelli e conventi
passaggio dal latino ai volgari
nascita delle letterature nazionali
codificazione dei generi letterari
spopolamento delle campagne, urbanizzazione
Impero
liberi Comuni
cattedrali: affreschi e vetrate
allegoria
predicazione
pellegrini
mercanti
senso del peccato e mortificazione del corpo
"nascita" del purgatorio
Peste

Parole chiave dell'Umanesimo
Signorie
Banche
Corte
Da Dio... all'Uomo
Il libro e la trasmissione del sapere

martedì 19 settembre 2023

Niccolò Machiavelli: Il Principe




MACHIAVELLI E IL SUO TEMPO AL LINK della mostra che si tenne nel 2013

domenica 17 settembre 2023

sabato 22 maggio 2021

ALESSANDRO MANZONI

Hayez, ritratto di A. Manzoni con tabacchiera

https://www.casadelmanzoni.it/

lunedì 10 maggio 2021

Epica e romanzo



Innumerevoli sono i romanzi del mondo. Ma come parlarne?  Per prima cosa, il romanzo è per noi un grande fatto culturale, che ha ridefinito il senso della realtà, il fluire del tempo e dell'esistenza individuale, il linguaggio e le emozioni e i comportamenti. Romanzo come cultura, dunque; ma certo anche come forma, e anzi forme, plurale, perché nella sua lunga storia si incontrano le creature piú sorprendenti, e l'alto e il basso si scambiano volentieri di posto, e i confini stessi dell'universo letterario diventano incerti. A volte, viene da pensare a Babele. Ma è proprio questa flessibilità che ha fatto del romanzo la prima forma simbolica davvero mondiale: una fenice che ovunque si trovi sa riprendere il volo, e ha l'astuzia di azzeccare sempre il linguaggio giusto per i suoi nuovi lettori.

Franco Moretti



domenica 9 maggio 2021

Purgatorio


La struttura morale del Purgatorio dantesco segue la classificazione tomistica1 dei vizi dell'amore mal diretto, e non fa più riferimento a singole colpe.
Come nell'inferno, in cui c'era un antiinferno, così anche nel purgatorio c'è, in apertura, l'Antipurgatorio.
Poi, esso è suddiviso in sette cornici, nelle quali si espiano i sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola, lussuria. Tali peccati erano puntiti anche nell'inferno2, e non è detto che quelli del II regno siano meno gravi, ma che il peccatore si è pentito, sia pure all'ultimo momento: sulla sincerità del suo perdono deve giudicare l'angelo guardiano (cfr. Canto IX).
In chiusura vi è il Paradiso terrestre, in cui le anime concluderanno il proprio percorso di purificazione, immergendosi nei fiumi Lete (il fiume dell'oblio, per liberarisi definitivamente da ogni traccia dei mali passati) ed Eunoè (per instillare i pensieri di bene).
Costruito in gran parte specularmente all'Inferno, esso è una montagna sacra, posta nell'emisfero australe (proibito all'uomo durante la vita terrena: cfr. la vicenda di Ulisse in Inf. XXVI), in cui l'ordine dei peccati risulta capovolto: il cammino di Dante è infatti dal peccato più grave a quello più lieve (ancora una volta la lussuria, ovvero l'amore che eccede nella misura).
Ogni cornice ha un custode angelico, e precisamente gli angeli dell'umiltà, della misericordia, della mansuetudine, della sollecitudine, della giustizia, dell'astinenza e della castità; in ogni cornice, inoltre, gli espianti hanno sotto agli occhi sian esempi del loro vizio punito sia esempi della virtù opposta. Giunto alle soglie del Paradiso terrestre, Virgilio deve abbandonare il poeta; alla guida di Dante si pone il poeta latino Stazio, che lo condurrà nel giardino celeste, dove lo accoglierà Matelda, a sua volta anticipazione dell'apparizione di Beatrice.
Le anime del Purgatorio sono già salve, ma, prima di arrivare al Paradiso, per espiare i propri peccati, devono salire il monte3. Ogni anima deve dunque percorrere tutto il cammino e purificarsi in ogni cornice del peccato corrispondente; ma, per facilitare l'incontro con determinati personaggi, il poeta li colloca nella cornice propria del loro peccato più rilevante.
Il Purgatorio ha la funzione specifica di espiazione, riflessione e pentimento, ed è solo attraverso il cammino, quindi il pellegrinaggio verso Dio, che l'anima può aspirare alla redenzione. Questo vale anche per Dante, che all'inizio ha incise sulla fronte sette P (canto IX), simbolo dei sette peccati capitali; alla fine di ciascuna cornice l'ala dell'angelo guardiano cancella la P indicando così che quella specifica espiazione è compiuta.



SCHEMA RIASSUNTIVO PURGATORIO

 

LUOGO

CANTI

COLPEVOLI

PENA

PERSONAGGI

ANTIPURGATORIO

Spiaggia

 

 

1, 2, 3

Anime sbarcate

Morti scomunicati

30 volte gli anni della contumacia

Angelo nocchiero, Catone, Casella

1° Balzo

4

Negligenti a pentirsi

tanti anni quanta vita

Belacqua (e l’accidia)

2° Balzo

5, 6

Negligenti a pentirsi morti violentemente

tanti anni quanta vita

Iacopo del Cassero, Buonconte da Montefeltro, Pia de’ Tolomei

Valletta Fiorita

7, 8, 9

Principi negligenti a pentirsi

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porta del P.

tanti anni quanta vita

Sordello, Nino Visconti, Corrado Malaspina

angelo guardiano

 

PURGATORIO

1 Cornice

10, 11, 12

Superbi

Massi sulla schiena

Aldobrandeschi, Oderisi da Gubbio, Provenzan Salvani

2 Cornice

13, 14

Invidiosi

Occhi cuciti con ferro

Sapìa, Guido del Duca, Rinieri

3 Cornice

15,16, 17

Iracondi

Denso fumo

Marco Lombardo

4 Cornice

17, 18

Accidiosi

Correre incitandosi

Abate di San Zeno

5 Cornice

19,20,21

Avari

Per terra, mani legate

Adriano V, Ugo Capeto,

Stazio (liberato)

6 Cornice

22,23,24

Golosi

Soffrire fame e sete

Forese Donati, Bonagiunta Orbicciani da Lucca

7 Cornice

25,26,27

Lussuriosi

Fiamme ardenti

Guinizzelli, Arnaut Daniel

EDEN

 

Paradiso

Terrestre

 

28>33

 

Stato d’innocenza

 

Immersione nei fiumi Letè ed Eunoè

Matelda

Processione allegorica

Beatrice


In giallo i canti - anche solo per brani - imprescindibili


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sabato 8 maggio 2021

Il Paradiso di Dante: antologia

 La terza cantica della Commedia racconta la parte conclusiva  del  viaggio di Dante  nel regno degli angeli e beati. Esso è il regno della luce, simbolo della beatitudine  e della spiritualità ma anche della gloria e della potenza di Dio.

 Nell’ultimo canto  il protagonista raggiunge il fine ultimo  della sua impresa,  ottenendo di poter 
contemplare   la luce divina.
Il viaggio di Dante nell’aldilà si svolge nella settimana santa  del 1300, tra il mezzogiorno  della
 domenica di Pasqua e il mezzogiorno del Lunedì dell’Angelo.

mercoledì 5 maggio 2021

sabato 1 maggio 2021

Che tortura!!!! (intorno a Beccaria)

Introduciamo il tema attraverso una ricca scheda Atlas che presenta l'autore (con video), un brano da Dei delitti e delle pene  e alcuni approfondimenti (link qui sotto)

giovedì 8 aprile 2021

sabato 27 marzo 2021

giovedì 25 marzo 2021

ORAZIO


La PRIAMEL dell'ode I, 1 - analisi 


INTRODUZIONE A ORAZIO LIRICO: LA POESIA DELLA SAGGEZZA (di Alfonso Traina)  

sabato 27 febbraio 2021

venerdì 15 gennaio 2021

Barocco!



L'IDENTITA' DEL BAROCCO: Fra la fine del 1400 e l’inizio del 1700 grandi cambiamenti storico-sociali e religiosi segnano il passaggio dall’Età Medievale all’Età Moderna. 

mercoledì 13 gennaio 2021

OVIDIO


Ovidio Metamorfosi Libro I

 

1 In nova fert animus mutatas dicere formas

  corpora; di, coeptis (nam vos mutastis et illas)

  adspirate meis primaque ab origine mundi

  ad mea perpetuum deducite tempora carmen!

 

5 Ante mare et terras et quod tegit omnia caelum

  unus erat toto naturae vultus in orbe,

  quem dixere chaos: rudis indigestaque moles

  nec quicquam nisi pondus iners congestaque eodem

  non bene iunctarum discordia semina rerum.

 

 

 A narrare di forme cambiate in corpi stranieri mi spinge l'ingegno; al progetto, dèi, date respiro (siete voi che lo avete cambiato) e guidate i miei versi a discendere dal primo principio del mondo di seguito fino ai miei giorni.

Prima del mare, dei campi, del ciclo a coprire ogni cosa, per l'universo mostrava la natura un'identica faccia, il Caos, come l'hanno chiamata: una massa informe e confusa, nient'altro che un torpido peso e dentro, ammucchiati e discordi, i germi di cose sconnesse.

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martedì 1 dicembre 2020

Virgilio

       Publio Virgilio Marone
Nel 70 avanti Cristo, nelle Idi di ottobre,(15 ottobre) Publio Virgilio Marone nacque ad Andes, presso Mantova......
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giovedì 10 ottobre 2019

Lucrezio

Biografia di Tito Lucrezio Caro al PDF:
 http://www.nonsolobiografie.it/personaggi/biografia_lucrezio-1.pdf
oppure a questo estratto:
http://www2.classics.unibo.it/Didattica/LatBC/IntroLucr.pdf




Da Gian Biagio Conte , Insegnamenti per un lettore sublime, prefazione a De R. N. ,  Rizzoli, alcuni concetti chiave: 


mercoledì 1 maggio 2019

domenica 18 marzo 2018

Torquato Tasso

  • 1)   LA FOLLIA DI TORQUATO TASSO-


giovedì 25 settembre 2014

Apuleio, L'asino d'oro

FAVOLA DI AMORE E PSICHE
tratta da “L’asino d’oro” di APULEIO

TESTO IN LATINO E IN ITALIANO! 

PDF di 16 pagine con molte illustrazioni

SCHEDE con le rappresentazioni pittoriche e scultoree più famose 

Le metamorfosi - analisi dell'intera opera 

Livelli di interpretazione:
neoplatonica: storia dell'anima
psicoanalitica (Junghiana)
scultorea- Canova
pittorica - Dosso Dossi
pittorica Raffaello
allegorica
esoterica
filosofica
narratologica (propp)


http://www.griseldaonline.it/didattica/lo-straniero-che-e-in-noi-l-asino-d-oro-di-apuleio-d-alfonso.html

Pitture di ogni tempo dedicate al mito di amore e psiche:
http://almacattleya.blogspot.it/2010/12/due-amanti.html





martedì 18 marzo 2014

Nascita del romanzo moderno

epica e romanzo 


APPUNTI SUL ROMANZO

da GUIDO MAZZONI "TEORIA DEL ROMANZO"
«Il romanzo assume la forma che ha oggi per noi fra il 1550 e il 1800, quando una massa eterogenea di scritture narrative comincia a essere accorpata sotto lo stesso nome» (149).

domenica 8 aprile 2012

venerdì 23 marzo 2012

Vittorio Alfieri in viaggio verso l'estremo


Vittorio Alfieri, Vita, Milano-Napoli, Ricciardi, 1977, (epoca III, cap. 9), pp. 96-97
Io sempre incalzato dalla smania dell’andare, benché mi trovassi assai bene in Stockolm, volli partire verso il mezzo Maggio per la Finlandia alla volta di Pietroburgo. Nel fin d’Aprile aveva fatto un giretto sino ad Upsala, famosa Università, e cammin facendo aveva visitate alcune cave del ferro, dove vidi varie cose curiosissime; ma avendole poco osservate, e molto meno notate, fu come se non le avessi mai vedute. Giunto a Grisselhamna, porticello della Svezia su la spiaggia orientale, posto a rimpetto dell’entrata del golfo di Botnia, trovai da capo l’inverno, dietro cui pareva ch’io avessi appostato di correre. 

mercoledì 14 marzo 2012

Goldoni, La locandiera


«Apriamo dunque lo spettacolo il dì 26 dicembre con La locandiera. Questa vien da Locanda, che in italiano significa la stessa cosa che hötel garni in francese. Non vi è termine proprio in lingua francese per indicar l’uomo o la donna che tien locanda. Se si volesse tradurre questa commedia in francese, converrebbe cercar il titolo nel carattere, e questo sarebbe senza dubbio la femme adroite. Mirandolina tiene una locanda a Firenze, e colle sue grazie e col suo spirito guadagna, ancor senza volerlo, il cuore di tutti quelli che alloggiano da lei.»
(C. Goldoni, Memorie).



martedì 4 ottobre 2011

giovedì 27 gennaio 2011

26 gennaio 2011

domenica 5 dicembre 2010

Il libro del Cortegiano

La prima edizione del Libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione fu pubblicata a Venezia presso Aldo Manuzio nella primavera del 1528

Il Cortegiano è composto di quattro libri: i protagonisti del trattato sono illustri e dotti personaggi che, impegnati in piacevoli giochi e in liete conversazioni, passano virtuosamente il tempo libero della sera, dopo le occupazioni quotidiane, e decidono di dedicarsi al gioco di "formar con parole un perfetto cortegiano".
La corte è quella di Urbino , presso la quale Castiglione prestò servizio dal 1504 al 1513: il  dialogo s’immagina avvenuto nel 1507, alla presenza della duchessa Elisabetta e della signora Emilia Pio. La struttura dell’opera è modulata sul De oratore di Cicerone, sulla Repubblica di Platone.
 
Dall’esigenza di riqualificare la figura del cortigiano deriva la trattazione che Ludovico di Canossa fa nel primo libro, dove sono definite le caratteristiche fisiche e morali del perfetto "uomo di corte": viene sottolineata la necessità di comportamenti prudenti, sapientemente ispirati ad una mediocritas che si traduce in equilibrato senso della misura. Categoria centrale di questo sistema di norme è la grazia, cui dovranno conformarsi i modi di vestire e di parlare, di muoversi e di mangiare, di apparire e di essere: il cortigiano, esperto conoscitore di armi e di lettere, nobile dotato di ogni virtù fisica e morale, avrà come compito precipuo quello di dissimulare ogni artificio, in nome di quella sprezzatura che è specifica forma del suo vivere in corte.
Nel corso del secondo libro, la parola passa da Federico Fregoso, impegnato ad illustrare le modalità di applicazione dei precetti delineati in precedenza, a Bernardo Dovizi da Bibbiena , che propone il tema delle facezie come forma propria dell’intrattenimento cortigiano. 
Giuliano de’ Medici illustra, nel terzo libro, i tratti della perfetta "donna di palazzo", immagine speculare a quella dell’ "uomo di corte" cui appartengono discrezione e decoro.
Il quarto ed ultimo libro affronta una serie di tematiche che si differenziano sensibilmente dalle precedenti, in quanto è in questa sede che vengono analizzati i rapporti fra principe e cortigiano all’interno della struttura politica e sociale della corte.
Conosciuto ancor prima che fosse pubblicato, il Cortegiano conobbe una rapida diffusione europea che testimonia il ruolo da esso ottenuto come modello di comportamento e compiuta forma del vivere nelle società, manifesto esemplare del perfetto "uomo di corte" fino alla Rivoluzione francese. Le letterature europee del Seicento documentano, infatti, una diffusione capillare del testo di Castiglione: se in Spagna il Cortegiano assume le fattezze dello Héroe (1647) e del Discreto (1646) del gesuita Balthasar Graciàn, in Francia diviene il Gentilhomme di N. Pasquier (1611), il Courtisan français (1632) di un autore rimasto anonimo, l’"honnête homme" de L’art de plaire à la cour di N. Faret stampato nel 1630.


Pubblicato a ridosso del sacco di Roma, nel 1528, pochi mesi prima della morte del suo autore, e accompagnato subito da un immenso successo, Il libro del Cortegiano si presenta come una complessa architettura retorica, fitta di citazioni nascoste derivate dalla lettura di Cicerone, Quintiliano, Plutarco, Senofonte, Orazio, Lucrezio, Aulo Gellio, Platone ed Aristotele. In apparenza intento a delineare la figura del perfetto uomo di corte, ambientato nella Urbino dei primi del Cinquecento, Il Cortegiano affronta in realtà i temi caldi di quegli anni: la crisi italiana nel contesto europeo, la dubbia moralità degli uomini di governo, l'assenza di un principe italiano, la centralità della Roma pontificia, e ancora, il tramonto del Rinascimento padano, l'emergere di nuove istituzioni monarchiche, un ideale di equilibrio e di misura che è già una memoria del tempo perduto. Il libro, che avrebbe indotto la maggior parte dei lettori a riconoscervi l'idealizzazione del perfetto gentiluomo, il recupero del neoplatonismo e la migliore eleganza letteraria dell'umanesimo italiano, è dunque intaccato alla radice dai problemi di un'epoca percorsa da cruciali dilemmi e lacerazioni. L'introduzione e il commento di Walter Barberis dell'edizione Einaudi riportano il grande classico alla sua filigrana politica ed esistenziale, riproponendone, al di là del «genere» letterario, le valenze politiche originarie e fornendo al lettore le chiavi per comprenderlo e apprezzarlo nella sua dimensione piu peculiare e innovativa.